Discussione:
Lapalisse e la luce
(troppo vecchio per rispondere)
Omega
2013-10-02 17:43:27 UTC
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Due caffè e passo la notte a contare, ma non le pecore, che sono competenza
del guardiano del gregge, ma i paradossi, che sono competenza di chi ha il
senso dell'umorismo e un po' di senso dell'ovvio, eredità spirituale di
Monsieur de Lapalisse.

Ecco, stanotte ha colpito il mio senso dell'ovvio la questione della luce
come pilastro della teoria della relatività, ristretta e generale (dato che
la ristretta sta a fondamento della generale).

La questione della luce riguarda naturalmente la costanza della sua
velocità, e la sua indipendenza dal riferimento.

Non stiamo qui a discutere che 'velocità' non significa niente se non si
mette di mezzo la memoria. Diamo cioè per scontato che tutto funziona come
se la velocità di qualcosa, come la luce, fosse oggettiva. Così non avviamo
noiose discussioni già fatte 100 volte.

Dunque, l'assioma di fondamento della teoria della relatività dice che la
velocità della luce è costante indipendentemente dal riferimento.

Mi ero sempre chiesto come si potesse provare una simile affermazione, che
perciò prendevo con beneficio d'inventario, ma evidentemente il mio senso
dell'ovvio non aveva ancora colto la chiave della questione.

E l'ovvio dice che la luce è ciò che si vede (o che si registra se si usano
sistemi di visione artificiali, cineprese ecc.), e perciò c'è un solo
riferimento: il ricevitore della luce, quale che sia. Il quale, se non
cambia in sé per via di qualche guasto, vede appunto la luce e solo la luce,
essendo fatto per questo e non per altro. Gli occhi vedono solo la luce, non
il suono, non il calore e altre cose che luce non sono (e anche per queste
altre cose il soggetto, ossia la sua "sensibilità", è comunque il
riferimento).

Altro fatto ovvio è che la luce a sua volta è quello che è per via delle
caratteristiche che ha, che si possono anche riferire a un ineffabile
"vuoto" per fare i fisici fighi (ma senza dire che cosa è il vuoto), ed è
quello che è solo se le sue caratteristiche sono quelle che sono, incluso il
suo modo di muoversi, essendo il modo anche la velocità senza la quale non
si tratta di luce. È pensabile una luce ferma, o una luce che viaggia a
passo d'uomo o anche a passo di suv?
Insomma io vedo una cosa illuminata se e solo se la luce è quella che è e
non se è altra cosa -
in particolare se ciò di cui è fatta viaggia a velocità al di sotto di un
certo limite. Al di sotto di tale limite non è più luce, ma altra forma di
energia in cui sicuramente ed evidentemente si può trasformare, così come
ogni forma di energia si può trasformare in un'altra.

Quindi l'ovvietà sta per ora in due aspetti:

1. il ricettore della luce riceve solo la luce, cioè solo lo spettro del
visibile, come si usa dire nei salotti buoni; insomma una tautologia;

2. la luce è quello che è e non può essere altro; nell'"è quello che è" c'è
il suo modo particolare di spostarsi nell'universo, che non solo è il suo,
ma senza di esso - entro certi limiti (*) - non è luce.

(*) es. si dice che la sua velocità nel vetro (fibra ottica per citare un
caso noto su cui è relativamente facile eseguire misure) è circa 2/3 della
velocità in aria (nel "vuoto"); ecc. ecc. E si dice anche che la velocità
della luce è la velocità di propagazione dell'energia nella forma
elettromagnetica, e tale infatti si dice essere la luce, per cui ciò che sto
dicendo della luce vale per tutto ciò che è segnale elettromagnetico.

Allora proviamo a considerare alcuni riferimenti per cercare di arrivare
alla ipotetica terza ovvietà dipendente dalle prime due: l'indipendenza dal
riferimento.

Supponiamo di essere su un treno e di ammirare il paesaggio. La prima
ovvietà dice che, se io vedo il paesaggio così come lo vedevo prima che il
treno partisse, la luce che impressiona la mia retina non può che avere le
stesse caratteristiche nei due casi, altrimenti la retina vedrebbe perlomeno
colori diversi col treno fermo e col treno in moto, ossia avremmo un effetto
Doppler a causa della somma delle velocità. Effetto che non c'è neppure se
sono su un aeroplano che viaggia a un paio di volte la velocità del suono:
il verde della campagna è verde, il blu del mare è blu e così via. Ma me lo
confermano gli astronauti che viaggiano a ben altre velocità sui loro comodi
satelliti intorno alla terra. Ma soprattutto lo confermano le foto inviate a
Terra da navi che viaggiano nel cosmo alla ricerca di nuovi mondi (come
dicono a star-trek). Tutto ciò conferma l'ovvio: se è luce, e solo se è
luce, impressiona la rétina o una pellicola fatta apposta per la luce o un
CCD a sua volta sensibile solo alla luce - o meglio al cosiddetto spettro
del visibile.

Si dirà: ma se viaggiando ci si avvicina alla velocità della luce - il che
per via della seconda ovvietà vorrebbe dire essere diventati luce e quindi è
un puro paradosso - le cose potrebbero cambiare. Ebbene, se si è dentro
un'astronave che viaggia proprio alla velocità della luce e il raggio di
luce viaggia parallelo all'astronave, allora quest'ultimo non raggiunge la
nave per definizione, quindi il navigatore non vedrà l'informazione
contenuta nel raggio di luce ma ne vedrà altre provenienti da altre
direzioni. E comunque se vede qualcosa da qualche direzione, ebbene quello
che vede è luce e non può essere altro (salvo allucinazioni, naturalmente,
ma notando per inciso che anche 'allucinazioni' contiene la radice 'luce').
Ma che succede se la velocità dell'astronave è anche di poco più bassa del
raggio di luce che le viaggia parallelo? Ecco, questo fatto è quello che
appare più significativo: il raggio entra dal finestrino e colpisce l'occhio
dell'astronauta, epperò in tal caso, ossia se l'astronauta la vede,
significa che per lui si tratta di banale luce con la sua velocità che la
rende visibile, e quindi l'astronauta vedrà il messaggio contenuto nel
raggio di luce (es. mamma con le labbra atteggiate al bacio e gli occhi
umidi). Ma cosa significa tutto questo, se è
vero quello che sostiene la teoria? Sembra significare, in apparenza
lapalissianamente, che nell'astronave è entrata luce e essa ***come tale***
si propaga nell'astronave, ossia rimanendo quello che è: luce e non altro,
quindi con la sua velocità caratteristica che la fa essere luce e non altro.
Parimenti, se fosse entrata una zanzara - come nessuno può mai impedire,
maledizione :) - quella continuerebbe a fare la zanzara irrispettosa del
fatto che l'astronave viaggia a velocità vicine a quella della luce.
Insomma la luce, se fa il suo mestiere di luce, non può essere diversa in
nessun riferimento (inerziale o no), altrimenti vuol dire che ha cambiato
natura e non è più luce (ma di questo si deve ancora qualcosa).

Quello che si potrà dire, nel caso di velocità dell'astronave un po'
inferiore a quella della luce, è che l'immagine della mamma con le labbra
atteggiate al bacio e l'occhio umido arriva con ritardo rispetto al momento
della partenza, perché quel raggio prezioso denso d'amor materno ha
viaggiato per una tratta molto lunga prima di raggiungere l'amato figliolo
in fuga a gambe levate (cioè quasi alla velocità della luce).

Quindi la terza ovvietà, almeno apparente, è che la velocità della luce è
indipendente dal riferimento, perché se vedo una cosa da fermo e vedo la
stessa cosa stando su un sistema di riferimento in movimento, allora,
siccome ciò che impressiona il mio occhio - che è quello che è - è la luce
con le sue peculiari ed esclusive caratteristiche, ossia che è quello che è
a sua volta, allora devo concludere che il riferimento le è indifferente
(*): se mi raggiunge dentro al mio riferimento in moto, allora è la stessa
luce che mi raggiungeva quando il mio riferimento era fermo. La Terra che
vedevo da un'orbita stazionaria ha lo stesso colore e la stessa forma della
Terra che mi arriva da una foto scattata ai limiti del sistema solare da una
nave che viaggia a velocità astronomica, e ciò mi confermerebbe appunto che
la luce è indifferente al riferimento, proprio come le zanzare.

(*) indifferente in quanto luce, ma naturalmente nessuno mi assicura o può
assicurare che io non veda affatto qualcosa che era luce ma che, a causa del
mio riferimento, ha cessato di esserlo. Questo non lo saprò mai, e lascia un
dubbio serio, perché solo le due tautologie di cui sopra restano in piedi
indelebili. Il resto finisce per essere solo congettura, dato che posso
essere certo solo di ciò che vedo, non di ciò che non vedo ma che potrebbe
essere o essere stato luce in un altro riferimento. Dunque Monsieur de
Lapalisse (o de La Palice) non ha chiarito tutta la questione della luce, ma
solo in parte, e perciò resta con la fronte aggrottata su tutta quella
teoria che sulla luce ha fatto gran conto. Del resto nessuno può neppure
affermare che ciò che non è luce - e che quindi noi non possiamo
percepire/misurare - non si muova a velocità maggiore di quella della luce
lasciandone fuori noi che vediamo solo la luce e che, per come siamo fatti,
sappiamo costruire solo apparecchi che parimenti vedono solo la luce (e in
genere i campi elettromagnetici, tipo le antenne ecc.)

Obiezione: ma non ti sembra di essere OT?
Vero. Ma a parte che l'ossatura del discorso - se ha un'ossatura - è logica
e non fisica se non come occasione, c'è di mezzo la sopravvivenza. Infatti
se andassi a parlare in questo modo ai fisici non so che fine farei :)

Ma la considerazione conclusiva in merito è che è la psiche del ricevitore -
e solo quella - a esprimere quei due assiomi (chiamiamo così le due
tautologie di cui sopra), e appoggiandosi all'empirico, ma nel senso di
percepito. Che è solo percepito.
Perciò insisto che il modello di Einstein, come peraltro scrive egli stesso
(«la via su cui ci siam messi è psicologicamente l'unica naturale»; Die
Grundlagen ecc. del 1916), è un modello di natura psicologica, come del
resto lo è il modello del cronotopo di Minkowski, che di fatto descrive la
memoria. Pensarci nello spirito di Monsieur de La Palisse mi ha fatto
finalmente chiarezza anche su quella dichiarazione, che a lungo non avevo
capito.

Saluti
Omega
Yoda
2013-10-02 22:47:54 UTC
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Omega
2013-10-03 05:54:40 UTC
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"Yoda"
Omega
Post by Omega
La questione della luce riguarda naturalmente la costanza della sua
velocità , e la sua indipendenza dal riferimento.
L'esistenza d'una velocita' con tali caratteristiche e' l'alternativa
(unica ragionevole, la terza possibilita' e' senz'altro da scartare)
all'esistenza d'una velocita' infinita (Galileo).
Si e' scelta la luce solo perche' si sono volute ritenere valide le
equazioni di Maxwell. Anche gli esperimenti sembrano non smentirle.
Le equazioni di Clerk Maxwell sono e restano il vangelo dell'Elettricista,
etere o no. (*)
Da qualche parte (un sito di cui non ricordo neppure più l'indirizzo) ne
avevo mostrato l'ovvietà proprio solo sulla base delle regole essenziali -
proprio sperimentali - dell'elettricità (reti elettriche) e del magnetismo.
Post by Omega
Non stiamo qui a discutere che 'velocità ' non significa niente se non si
mette di mezzo la memoria.
Questo della memoria non smettera' mai d'affascinarmi -- quando torno a
nascere faccio il filosofo.
Prendo atto che ti affascina, ma vedo che non viene mai inteso come
correttamente dovrebbe essere: il presente è "temporalmente" (**) inesteso,
come dovrebbe essere ovvio, esattamente come un punto euclideo - un punto
del cronotopo direbbe Minkowski, - perciò per avere qualunque cognizione di
tempo - es. anche solo riconoscere la musica - è indispensabile la memoria.
Senza di essa (la memoria, non la musica :) la percezione presente, cioè la
pressione attuale sul sensorio,(***) sarebbe per qualunque vivente priva di
significato. Di qui l'evidenza che il modello di Minkowski è proprio un
modello della memoria.
Quello che vedo non essere mai inteso è appunto il concetto di presente, che
invece in vari modi paradossalmente (anzi aporeticamente come direbbero i
puristi) viene interpretato come in qualche modo esteso. Invece giustamente
sul cronotopo il concetto di 'evento' è proprio puntiforme.

(*) estremamente interessanti le considerazioni di Cartesio al riguardo.
Stralcio brevemente quanto segue:
«... se dal solo fatto che un corpo è esteso in lunghezza, larghezza e
profondità concludiamo giustamente che esso è una sostanza, perché ripugna
del tutto che il nulla abbia un'estensione, lo stesso si deve concludere
anche per lo spazio supposto vuoto; infatti, poiché in esso vi è estensione,
necessariamente vi è anche sostanza.»
Dunque predispone l'ipotesi dell'etere di Maxwell, ma fonda anche saldamente
le radici nella posizione di Parmenide sul nulla. Dopo Maxwell si è fatto un
grande strepito sull'inesistenza dell'etere, però attualmente senza
ammettere la cosiddetta "materia/energia oscura" non si saprebbe più che
pesci pigliare per tenere in piedi il mondo anche solo gravitazionalmente.
[Tutto questo scritto di Cartesio sulla questione dell'equivalenza fra
estensione e sostanza (res-extensa) è estremamente affascinante nella sua
chiarezza e, direi senz'altro, originalità.(Principi della filosofia - parte
II)]

(**) l'avverbio 'temporalmente' è evidentemente improprio, trattandosi di un
termine della logica temporale, ma lo uso per farmi intendere da chi neppure
per prova tenta di levare le scarpe da dentro la logica temporale.
'Inestensione' non significa che il presente tende a zero secondo le
definizioni, utili ma paradossali, dell'analisi matematica, ma che in
metafora è un punto euclideo, o ha lo spessore di una retta euclidea, cioè
nullo. Ma allora, dice qualcuno, non esiste, ma poi magari proprio lui ti
dice che i punti di una retta o di un piano sono infiniti; come si potrebbe
dire una simile cosa, e persino usare la metafora della retta per descrivere
il tempo? infiniti nulla dunque, per costui, definirebbero il tempo. Zenone
di Elea inorridirebbe, ma così va il mondo.

(***) è chiaro che tutti i nostri 5 sensi (magari anche il sesto :) hanno
come struttura base funzionale il tatto (il contatto). Perciò parlo di
'pressione'.
Post by Omega
Dunque, l'assioma di fondamento della teoria della relatività dice che
la
velocità della luce è costante indipendentemente dal riferimento.
Tieni presente, pero', che l'assiona sulla velocita' della luce diventa
un teorema, se si accettano le equazioni di Maxwell come leggi per
l'elettromagnetismo.
Cio' e' come dire che per la RR basta il I assioma, ossia il principio
di relativita' di Galileo, esteso a tutti i fenomeni fisici da Einstein.
Il principio di relatività di Galileo, con l'ingrediente della costanza
della velocità della luce in un tempo ridotto a dimensione geometrica,
subisce uno shrinking che lo rende del tutto irriconoscibile. Il tempo,
soprattutto, posto come dimensione geometrica, stravolge il quadro della
relatività galileiana. Non lo stravolge, e anzi neppure lo sfiora, solo se
si ammette che il tempo è invece una dimensione della memoria, come conferma
indubbiamente il concetto di cronotopo con i suoi "eventi" puntiformi.

Un saluto
Omega
Yoda
2013-10-03 23:16:56 UTC
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Massimo 456b
2013-10-03 10:15:57 UTC
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condivido questo bel raccontino,
e comunque sono andato di
nuovo a scandalizzare Fabri
sulla logica del principio di
inerzia.
Forse Pioggia era più interessato,
e ha risposto più tecnicamente
che il solito "ma va a pescare..."
dell'emerito e rigoroso professore.
Quello che io proprio non capisco
della luce è che, se è vero che
viaggia di moto rettilineo uniforme
e solo gli ostacoli non la fanno arrivare
fino a noi, è il perchè, se il cielo notturno
è infinito e infinite sono le stelle, questo
è nero invece di essere di un bagliore
accecante.
L'universo in espansione non è
una risposta che mi soddisfa poi
più di tanto anche perchè non è
la materia ad essere in espansione
o l'energia ma lo spazio.
Secondo me alla base del principio
di inerzia c'è il principio di non contraddizione.
Perchè mai un corpo dovrebbe essere
fermo se è in moto?
E perchè mai se non ci sono forze che lo
disturbano dovrebbe cambiare direzione
e verso?
Ma questo principio è dentro la nostra zucca
(logica) o è nell'Universo tutto intero?
Eppoi perchè la scienza è così
democritea?
Lo spazio vuoto, l'universo omegeneo
e isotropo non sono un'eredità del filosofo
Democrito?
Come mai la scienza ha scelto questa via?
E' una semplice coincidenza?

ciao
Massimo
Omega
2013-10-04 17:48:12 UTC
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"Massimo 456b"
Post by Massimo 456b
sono andato di
nuovo a scandalizzare Fabri
sulla logica del principio di
inerzia.
Forse Pioggia era più interessato,
e ha risposto più tecnicamente
che il solito "ma va a pescare..."
Ma Davide Pioggia esiste? Pensavo fosse stato assunto in cielo :)
Post by Massimo 456b
dell'emerito e rigoroso professore.
Il rigore è un'altra cosa, con tutto il rispetto.
Post by Massimo 456b
Quello che io proprio non capisco
della luce è che, se è vero che
viaggia di moto rettilineo uniforme
e solo gli ostacoli non la fanno arrivare
fino a noi, è il perchè, se il cielo notturno
è infinito e infinite sono le stelle, questo
è nero invece di essere di un bagliore
accecante.
Non si vede mai la luce, ma solo gli oggetti illuminati. La luce diretta
sulla retina semplicemente abbaglia, oppure se è debole (es. le stelle)
denuncia semplicemente alla retina l'esistenza della sorgente.
Post by Massimo 456b
L'universo in espansione non è
una risposta che mi soddisfa poi
più di tanto anche perchè non è
la materia ad essere in espansione
o l'energia ma lo spazio.
Cartesio nel testo che ho citato ieri spiega - in pratica alla Parmenide -
che ciò che ha dimensione è, e non può non essere, sostanza, dal momento che
solo il nulla non ha dimensioni.
Questo sì che è rigore, non la supponenza di chi ripete la lezione.
Post by Massimo 456b
Secondo me alla base del principio
di inerzia c'è il principio di non contraddizione.
Certo, infatti è una tautologia.
Post by Massimo 456b
Perchè mai un corpo dovrebbe essere
fermo se è in moto?
E perchè mai se non ci sono forze che lo
disturbano dovrebbe cambiare direzione
e verso?
Appunto è una tautologia. Ma vale in sostanza solo nel vuoto.
Post by Massimo 456b
Ma questo principio è dentro la nostra zucca
(logica) o è nell'Universo tutto intero?
Le tautologie non stanno da nessuna parte tranne che nella nostra testa.
Post by Massimo 456b
Eppoi perchè la scienza è così
democritea?
Lo spazio vuoto, l'universo omegeneo
e isotropo non sono un'eredità del filosofo
Democrito?
Il concetto di vuoto, oggi, non è quello tradizionale; lo stesso Cartesio,
nell'opera citata qui sopra, dice che non è "nulla" in quanto ha dimensioni
e quindi *deve* essere sostanza. Oggi a questa 'sostanza' la scienza dà il
nome di 'materia oscura' così come Maxwell le dava il nome di 'etere' e
magari Parmenide di 'essere'.

Un saluto
Omega
Massimo 456b
2013-10-05 16:49:52 UTC
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"Omega"
Post by Omega
"Massimo 456b"
Forse Pioggia era più interessato,
e ha risposto più tecnicamente
che il solito "ma va a pescare..."
Ma Davide Pioggia esiste? Pensavo fosse stato assunto in cielo :)

---------------

se fosse allora con chi ho parlato? o__O

ciao
Massimo
Omega
2013-10-06 07:43:50 UTC
Permalink
"Massimo 456b"
Post by Massimo 456b
"Omega"
Post by Omega
"Massimo 456b"
Forse Pioggia era più interessato,
e ha risposto più tecnicamente
che il solito "ma va a pescare..."
Ma Davide Pioggia esiste? Pensavo fosse stato assunto in cielo :)
---------------
se fosse allora con chi ho parlato? o__O
Sono andato a vedere su isf: è vero, è risorto ^__^

Omega
Massimo 456b
2013-10-05 16:49:52 UTC
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"Omega"
Post by Omega
"Massimo 456b"
Forse Pioggia era più interessato,
e ha risposto più tecnicamente
che il solito "ma va a pescare..."
Ma Davide Pioggia esiste? Pensavo fosse stato assunto in cielo :)

---------------

se fosse allora con chi ho parlato? o__O

ciao
Massimo
Massimo 456b
2013-10-03 17:54:51 UTC
Permalink
"Omega" wrote in message news:7XY2u.347$***@tornado.fastwebnet.it...

Due caffè e passo la notte a contare, ma non le pecore, che sono competenza
del guardiano del gregge, ma i paradossi, che sono competenza di chi ha il
senso dell'umorismo e un po' di senso dell'ovvio, eredità spirituale di
Monsieur de Lapalisse.

---------------

te lo dico da amico.
Pesantezza.
Devi sentire il corpo pesante
e svuotare l'animo da pensieri
e paradossi.
Abbraccia Morfeo e lasciati cullare
dalle sue seduzioni senza pensare
a nulla. Se po', se po'.......
:-) Mi dirai domani se funziona il "metodo"
anche se poco cartesiano.... e buonanotte!

ciao
Massimo
Omega
2013-10-04 00:22:44 UTC
Permalink
"Massimo 456b"
Post by Massimo 456b
"Omega"
Due caffè e passo la notte a contare, ma non le pecore, che sono competenza
del guardiano del gregge, ma i paradossi, che sono competenza di chi ha il
senso dell'umorismo e un po' di senso dell'ovvio, eredità spirituale di
Monsieur de Lapalisse.
---------------
te lo dico da amico.
Pesantezza.
Devi sentire il corpo pesante
e svuotare l'animo da pensieri
e paradossi.
Abbraccia Morfeo e lasciati cullare
dalle sue seduzioni senza pensare
a nulla. Se po', se po'.......
:-) Mi dirai domani se funziona il "metodo"
anche se poco cartesiano.... e buonanotte!
Carissimo, io sgobbo da elettricista, idraulico, imbianchino, falegname e
anche recentemente piastrellista, oltre che imbrattacarte, ogni santo giorno
per almeno 10 ore, più altre attività per la mia sopravvivernza quotidiana e
il gruppo, quindi vado a letto sempre sfinito.
Ma neanche quando lavoro di mazzetta e scalpello posso dimenticare Monsieur
de Lapalisse, e basta un caffè di troppo per svegliarlo anche di notte :)

Un saluto
Omega
Massimo 456b
2013-10-04 08:05:05 UTC
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"Omega"
Post by Omega
Carissimo, io sgobbo da elettricista, idraulico, imbianchino, falegname e
anche recentemente piastrellista, oltre che imbrattacarte, ogni santo
giorno per almeno 10 ore, più altre attività per la mia sopravvivernza
quotidiana e il gruppo, quindi vado a letto sempre sfinito.
Ma neanche quando lavoro di mazzetta e scalpello posso dimenticare
Monsieur de Lapalisse, e basta un caffè di troppo per svegliarlo anche di
notte :)
uhm.... sembra che Parmenide
mi dica di non sapere cosa sia
questo "caffè".
A lui bastava pensare al caffè
per prendere sonno, dato che
il non essere non è.
Ma se gradisci una favolina della
notte, promettendomi che
non ti ci incazzi, leggi questo articolo
del dipartimento di fisica di Padova
e l'interpretazione che il professor Nobili
ci fornisce di Parmenide e soci.
Magari fra una scalpellata e una martellata
ti mette di buon umore.

http://www.pd.infn.it/~rnobili/qm/logiche.pdf

ciao
Massimo
Omega
2013-10-04 17:04:36 UTC
Permalink
Post by Massimo 456b
"Omega"
...
...
Magari fra una scalpellata e una martellata
ti mette di buon umore.
http://www.pd.infn.it/~rnobili/qm/logiche.pdf
Dopo 20 righe è affiorata alla mia mente un'espressione chiara e distinta,
ossia cartesiana:
«Costui dice colossali cazzate» E il vedere come e quanto non si capisce un
cazzo, ma proprio un cazzo, di Parmenide non sempre mi mette di buon umore.
Comunque ci hai provato.

Saluti
Omega
Massimo 456b
2013-10-04 17:38:51 UTC
Permalink
Post by Massimo 456b
"Omega"
...
...
Magari fra una scalpellata e una martellata
ti mette di buon umore.
http://www.pd.infn.it/~rnobili/qm/logiche.pdf
Dopo 20 righe è affiorata alla mia mente un'espressione chiara e distinta,
ossia cartesiana:
«Costui dice colossali cazzate» E il vedere come e quanto non si capisce un
cazzo, ma proprio un cazzo, di Parmenide non sempre mi mette di buon umore.
Comunque ci hai provato.
============

attento a lavarti le mani!
potresti essere contaminato dai
"germi" della metafisica....... ma roftl

ciao
Massimo
Omega
2013-10-16 21:27:17 UTC
Permalink
"Omega"
Post by Omega
...
Ma la considerazione conclusiva in merito è che è la psiche del ricevitore -
e solo quella - a esprimere quei due assiomi (chiamiamo così le due
tautologie di cui sopra), e appoggiandosi all'empirico, ma nel senso di
percepito. Che è solo percepito.
Perciò insisto che il modello di Einstein, come peraltro scrive egli
stesso («la via su cui ci siam messi è psicologicamente l'unica naturale»;
Die Grundlagen ecc. del 1916), è un modello di natura psicologica, come
del resto lo è il modello del cronotopo di Minkowski, che di fatto
descrive la memoria. Pensarci nello spirito di Monsieur de La Palisse mi
ha fatto finalmente chiarezza anche su quella dichiarazione, che a lungo
non avevo capito.
Saluti
Omega
Se qualcuno pensava o sperava che la considerazione lapalissiana sulla luce
fosse fine a se stessa e conclusiva, allora pensava o sperava male :)

Infatti uno non può non chiedersi che cosa succede alla luce che, passando
attraverso un finestrino di un veicolo che viaggia a velocità folle, porta
all'occhio dell'osservatore la stessa immagine che egli vedrebbe se fosse
fuori dall'astronave, fermo o in movimento: l'immagine della mamma con la
boccuccia atteggiata al bacio sarebbe la stessa..

Insomma uno può chiedersi che cosa vuol dire "propagazione" della luce e che
cosa vuol dire 'trasparenza'.

Sono due aspetti importanti per rendere più rotonda e significativa la
tautologia secondo cui la luce è la luce, cioè con proprietà ben precise, e
non può che essere luce se sono rispettate tali proprietà, quale la
cosiddetta 'velocità di propagazione' appunto, che, o è quella entro certi
ristrettissimi limiti - a seconda del mezzo - o non si tratta di luce.

Dunque la luce "si propaga" entro certi mezzi e non in altri, ma non si
propaga certamente nel "vuoto" se lo si intende vuoto davvero, ossia
costituito di nulla. Infatti se fosse nulla non avrebbe dimensioni e quindi
non esisterebbe. Perciò non possiamo dire: "c'è un metro di nulla fra qui e
lì", perché sarebbe un ossimoro. Dunque è chiaro che il "vuoto" non è vuoto,
come già osservò Cartesio.

Poi uno può parlare di materia oscura e di simili misteri della fede, ma è
solo certo che il "vuoto" non è vuoto, ed è ragionevole secondo me chiamare
"etere" ciò che esiste nello spazio che diciamo "vuoto", e uso quel termine
proprio per via della luce, ossia per la natura così eterea di tale
'sostanza' (nell'accezione di Cartesio) da essere la più trasparente alla
luce. Detto in modo sia pure grossolano: noi possiamo togliere anche la più
minuscola traccia di gas, oltre ai tavolini e ai lampadari, da un certo
ambiente chiuso e sigillato, ma la luce passa, anzi, in certi ambienti si
dice che "passi" alla maggiore velocità possibile in natura.

Ma la luce "passa"? 'Propagazione della luce' vuol dire che la luce 'passa'?
Ossia che transita come un'auto sotto casa?
Mi sembra di no, di qualunque natura essa sia, corpuscolare o ondulatoria
come dicono i fisici accorti. Mi sembra invece che la "trasparenza" mostrata
dal "vuoto" e da situazioni analoghe debba avere un meccanismo diverso, se è
vero come sembra proprio vero che è sempre la stessa nei diversi
riferimenti. Infatti nell'esempio dell'astronave in viaggio di cui ho
parlato, l'interno dell'astronave poteva essere "vuoto" come lo era lo
spazio esterno, e tuttavia la luce all'interno dell'asrtronave era sempre
luce, ossia con la sua specifica velocità di "propagazione".
Sembra evidente, ciò compreso, che 'propagazione' è solo un modo di dire, e
anche 'trasparenza', e che corrispondono ad antichi luoghi comuni ma niente
di più. 'Propagazione' non è come il procedere di un veicolo in marcia, che
è quello che è, ossia non ha solo proprietà ma proprio un'identità che
rimane la stessa lungo la traiettoria. Per la luce è diverso. Non è mai la
stessa in qualunque sezione della sua traiettoria, non ha un'identità. Se si
marcasse un cosiddetto "fotone" (*) come si fa con i piccioni, non lo
ritroveremmo che fino a quando ha "eccitato" il mezzo e il mezzo non ha
emesso un proprio fotone essendo capace di farlo, ossia avendo quella natura
che chiamiamo 'trasparente'.

(*) che mi sembra giusto usare come una sorta di unità del fenomeno
luminoso, senza dire o sapere in che cosa consista. Quindi è un termine, in
sostanza, metaforico.

Dunque è 'trasparente' un materiale capace di emettere un fotone per ogni
fotone ricevuto, assorbendo per intero l'energia del fotone ricevuto e
trasferendola a quello emesso.
Dove finisce il fotone ricevuto? La sua natura, che la si definisca
corpuscolare o ondulatoria, è alla fine energia, e ciò significa che nel
materiale trasparente cede tutto se stesso al materiale, il quale è capace
per sua natura di condensare l'energia ricevuta in un altro fotone. Del
resto notoriamente ci sono materiali che emettono fotoni ricevendo una
qualche forma di energia, per esempio termica, il che signifca che è dotato
di capacità di sintesi di fotoni; e si dice anche, in certi ambienti, che se
si riesce in
qualche modo a far fare un salto di orbitale a un elettrone verso un
orbitale che ha minor necessità di energia per fare querllo che fa, allora
il salto produce proprio un fotone.

Dunque la proprietà di sintesi di fotoni è in sostanza propria di ogni
materiale. In particolare dei materiali 'trasparenti', cioè che nel processo
di sintesi perdono, dell'energia incidente, solo frazioni di ordini di
grandezza più piccole dell'eneregia incidente (non dico 'infinitesime'
perché non so che cosa significa).
Dunque mi sembra chiaro che dall'opaco - assorbente o riflettente - al
trasparente c'è solo una gradazione diversa di tale capacità di sintesi.

Ma in che consiste la sintesi da parte di un materiale trasparente? Come
dicevo: niente va disperso dell'energia incidente, ma tale energia neppure
cambia natura in questo caso, ossia non va in energia di altre "particelle"
(termine che uso per convenzione, con beneficio d'inventario), per esempio
perché la sfruttano per cambiare orbitale, né in altra forma di energia. Di
qui l'apparenza della "trasparenza" del materiale: fotone entra e fotone
esce, solo che non è lo stesso. Perché non è lo stesso? Perché se così fosse
significherebbe che il fotone incidente non ha incontrato nulla passando
attraverso il materiale, il che è paradossale per via di quanto già detto:
il nulla non ha dimensioni e quindi non è res-extensa, ossia non esiste nel
mondo "materiale".

Sembra, in conclusione, che quello che ho lessicalmente recuperato come
'etere' - anche per affetto/ammirazione per Clerk Maxwell - sia un materiale
trasparente nei termini appena detti, ossia capace in realtà di trasferire
il messaggio luminoso ricevuto (quasi) intatto.
Che poi la gravità ed eventualmente altri "campi" abbiano influenza sulla
luce si capisce proprio da questo, (*) ma si capisce anche come cambiando
riferimento, seppure vuoto, la luce resti luce, benché non sia mai la stessa
in nessuna sezione del percorso.

(*) ossia dal fatto che il materiale che _trasferisce_ (o trasmette) il
messaggio luminoso è appunto un *materiale*, e quindi ***esso*** - non la
luce presunta "in transito" - è poco o tanto sensibile alle influenze del
mondo circostante.

Ecco, credo di aver detto bene, ovviamente per quanto ho capito io: il
materiale trasparente, e quindi il "vuoto" non trasferisce la luce ma il
messaggio trasportato dalla luce, come in una sorta di staffetta.

Perciò quello che si dice della luce e della "sua" velocità è vero solo per
il messaggio luminoso, non per la luce in quanto luce della sorgente, che
non si sposta di un solo millimetro in quanto luce, perdendosi del tutto nel
materiale , trasparente o no, che la riceve immediatamente.

Ma soprattutto vedo ben giustificato in questo modo il fatto che la luce
restra luce quando entra dal finestrino della mia astronave: il vetro del
finestrino, grazie all'energia luminosa incidente, diventa sorgente
luminosa, per cui è ovvio - ma ora per un altro verso - che essa si propaghi
proprio come luce all'interno dell'astronave. O meglio che ci si ritrovi
all'interno dell'astronave lo stesso messaggio luminoso che ha colpito il
finestrino all'esterno dell'astronave: il vetro ha accolto il messaggio
luminoso e lo ha fatto proprio, come appunto in una staffetta.
Certo, in definitiva l'energia proviene dalla sorgente primaria, ma
attraverso una serie innumerevole di transizioni che l'hanno via-via
ricostruita
proprio nella sua forma di energia luminosa - se il "mezzo" è trasparente
nel senso appena detto.

Nel caso di materiali opachi propriamente detti, ossia assorbenti, l'energia
luminosa incidente viene trasformata in energia di altra natura - spesso
termica - e come tale riprende il suo cammino, ma con le proprietà
specifiche della nuova forma di energia - quelle precise proprietà che la
identificano per quella che è.
Nel caso di materiali riflettenti, l'energia luminosa viene ancora
"rigenerata", ma per essere restituita al "vuoto" per il suo trasferimento
nella stessa forma di quella incidente, ossia di luce.

Naturalmente tutto questo vale per ogni energia "trasmessa" di natura
elettromagnetica, dato che in ambienti ben informati si sostiene che
l'energia luminosa ha proprio quella natura.

Quello che è interessante filosoficamente, in questo quadro, è che la luce -
il "raggio di luce" - è privo di consistenza, di identità: in sostanza non è
un ente, non esiste.
Ciò che esiste e "viaggia" (alla velocità concessa dal mezzo, che dovrebbe
essere detta 'velocità di trasmissione' nel senso detto sopra) è il
messaggio generato dalla sorgente. Viaggia cioè solo qualcosa di
immateriale, qualcosa quindi che non è res-extensa, e tuttavia è
(intendendosi che *c'è*). Non è neppure res-cogitans. È informazione.

Evidentemente dunque esistono tre "res",
- la res-cogitans che eventualmente congegna il messaggio
- la res-comunicans, cioè il messaggio, l'informazione
- la res-extensa o sostanza (nell'accezione cartesiana)

La sola delle tre inconfutabilmente immateriale è la seconda.

Un saluto
Omega

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